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Chi Siamo

Progetto Culturale

“Sa Domu de sa Contissa” è un centro culturale polivalente che opera in stretta collaborazione con l’Associazione di Promozione Sociale Terra Promessa.
L’obiettivo principale è quello di essere da stimolo e punto di riferimento culturale per il territorio.
Particolare attenzione è rivolta alle attività formative ed alla crescita personale ed interiore.
Nel centro si svolgono attività culturali di vario tipo: mostre e spettacoli, organizzazione di corsi e attività formative rivolte alla crescita personale, culturale e sociale ed inoltre seminari residenziali della durata di un fine settimana o anche, nel periodo estivo o di vacanza, di lunghezza maggiore.
Una particolare attenzione è rivolta alla diffusione ed alla valorizzazione della cultura sarda.
Per questo motivo viene privilegiato un turismo culturale che metta i visitatori in grado di conoscere
ed apprezzare i vari aspetti della cultura sarda. Di particolare pregio sono gli aspetti naturalistici, sociali, archeologici, storici, enogastronomici di cui in seguito diamo alcune indicazioni.

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Storia della casa

“Sa Domu de sa Contissa”, che nella lingua sarda vuol dire la casa della Contessa, è il nome che gli abitanti di Selegas hanno dato a questa casa la cui costruzione risale al 1700.
Nel linguaggio popolare viene chiamata “Casa Padronale” perché gli antichi proprietari, oltre che ad essere nobili, erano grandi proprietari terrieri.
Questa zona della Sardegna chiamata Trexenta, sin dal tempo degli antichi Romani, che conquistarono l’isola nel 238 a.c., ha avuto prevalente vocazione agricola tanto da essere soprannominata “Il granaio di Roma”.
Il territorio circostante è un ampia pianura coltivata estesamente a cereali e per questi motivi la casa fino alla metà del secolo scorso è stata il fulcro di un’intensa attività agricola.
La struttura dell’abitazione riflette quella che un tempo erano le due funzioni cui doveva assolvere: da una parte essere la residenza dei proprietari, i Conti Nieddu-Serra, e dall’altro essere il fulcro di tutte le attività agricole.
Anche la posizione dei vari fabbricati riflette la divisione fra le due funzioni: Dal grande portale anteriore in legno si accede ad un vasto giardino su cui si affaccia l’abitazione principale mentre sul cortile laterale si affacciano tutti gli edifici che erano di servizio per l’agricoltura: l’ala dell’abitazione destinata a “su sozzu”, colui che dirigeva i lavori agricoli e la cui famiglia era a diretto servizio del Conte anche per le attività familiari, la “lolla dei buoi”, il porticato che era il ricovero dei buoi e dei cavalli, le cantine, il deposito dei carri e dei macchinari e degli attrezzi agricoli ed il fienile oggi non più presente in quanto crollato nel decennio scorso.
Se durante tutto l’anno le attività erano prevalentemente esterne alla casa e da essa partivano animali e attrezzi per il lavoro dei campi, durante la mietitura la casa diventava il centro delle attività e l’aia si riempiva di lavoranti per la raccolta dei cereali, la trebbiatura e la conservazione dei prodotti. Il granaio era situato al piano inferiore della casa padronale in un vasto ambiente pavimentato e rivestito lateralmente in legno fino ad un’altezza di un metro e cinquanta, mentre l’abitazione del conte si trovava al piano superiore.
Nel dopoguerra la crisi dell’agricoltura ha portato al graduale abbandono della casa da parte degli antichi proprietari. Anche sa Contissa ha lasciato la casa sposandosi con un nobile “continentale” e tornando ad abitare la casa solo nel periodo della mietitura, grande festa in cui la casa si riempiva di operai e garzoni ed era tutto un viavai di contadini e di carri carichi del raccolto.
Nel 2000, anno di acquisto della casa da parte dell’attuale proprietario, la casa ormai era in stato di completo degrado, priva di ogni ricordo dell’antico benessere, con strutture decadenti e lesionate
Tutto ciò che ora è possibile ammirare è dovuto ad una paziente opera di ristrutturazione che ha ridato alla comunità un patrimonio culturale che rischiava di andare perduto.

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La struttura della casa

La tipologia edilizia è quella di una  “casa a corte” in quanto tutte le costruzioni che la compongono si affacciano su un vasto cortile interno. Questa tipologia che è una delle tipologie caratteristiche delle abitazioni tradizionali della Sardegna  in questo caso assume un aspetto particolarmente imponente in quanto applicata ad una casa cosiddetta “padronale”. La struttura portante di tutti gli edifici è in pietra, una marna calcarea tipica di questa zona. I solai ed i tetti di tutti gli edifici sono in legno.
Il complesso abitativo è stato completamente restaurato secondo i criteri della bioedilizia, curandone la conservazione delle caratteristiche tradizionali come il legno dei soffitti e dei solai, la pietra, lasciata a vista, sia all’interno che all’esterno, gli inserti realizzati con mattoncini tradizionali e le ceramiche dipinte a mano che conferiscono agli ambienti un aspetto caldo ed accogliente.
Dal portale principale si accede ad un vasto giardino su cui si affaccia il nucleo principale della casa che nel suo corpo centrale assolve ancora alla funzione di abitazione dell’attuale  proprietario.
Sulla sinistra del vialetto di ingresso una costruzione un tempo adibita a deposito con la recente ristrutturazione appena terminata è diventata una sala polifunzionale che può  essere ambiente di soggiorno e biblioteca ma può diventare sala di riunione oppure ospitare spettacoli teatrali o musicali, seminari o attività fisiche come yoga o pilates o essere ancora sala di meditazione.
Oltrepassando questa struttura si accede al cortile laterale su cui si affacciano tutte le altre costruzioni che ora sono dedicate all’accoglienza ed allo svolgimento delle attività culturali.
Sulla sinistra la cucina rustica che svolge anche la funzione di cantina e di dispensa e di fronte l’ampio porticato che un tempo fu la “lolla dei buoi” ora ospita il forno tradizionale ed un grande barbeque ed è il luogo in cui nella buona stagione si svolgono manifestazioni all’aperto, sagre, pranzi.
Continuando nel cortile laterale sulla sinistra oltre la lolla si trova l’orto sinergico che ha preso il posto del grande fienile purtroppo crollato, mentre sulla destra la costruzione che era un tempo l’abitazione de “su sozzu” ora è stata in parte ristrutturata ed vi si trovano le stanze dedicate all’accoglienza.
Siamo arrivato alla fine della struttura che confina con la chiesetta di S. Elia, un tempo situata all’interno della proprietà e poi ceduta alla Curia.

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La posizione

La residenza è posta all’interno del tranquillo e soleggiato abitato di Selegas situato nella regione geografica denominata Trexenta, situata nella provincia di Cagliari e posta zona centro meridionale della Sardegna. Questa posizione centrale  la mette facilmente in comunicazione con la zona più interna della provincia nuorese e rende inoltre possibile piacevoli escursioni in località di rara bellezza naturalistica e di interesse archeologico.
Il comune di Selegas dista dal capoluogo circa 40 km e vi si arriva percorrendo il primo tratto della Strada Statale n. 131 “Carlo Felice fino ad arrivare all’altezza del comune di Monastir oltre il quale si svolta a destra sulla strada che porta a Senorbì e poi a Mandas (SS 128).
Superati gli incroci che portano a Pimentel e Barrali si incontrano due grandi rotonde in corrispondenza delle quali bisogna proseguire nella direzione di Mandas mentre alla successiva si imbocca la strada che conduce a Selegas.
Fatti circa 300 metri della strada di accesso al paese (via Conte Cao) sulla sinistra, dopo la farmacia, una piccola stradina in ciotolato vi conduce all’ampio portale di ingresso alla casa che è la meta del vostro viaggio.

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Dove la mente è impavida e il capo eretto,
Dove libero è il sapere ed il mondo non è ridotto in briciole da ristrette domestiche mura;
Dove le parole sgorgano dalle profondità del vero;
Dove indefessa lotta tende le braccia verso la perfezione;
Dove il chiaro fluir della ragione non s'è perduto fra desertiche sabbie delle morte abitudini;
Dove la mente è da te sospinta verso sempre più vasti atti e pensieri;
In quel cielo di libertà, o mio padre, fa che il mio paese si risvegli!
(Rabindranath Tagore)